lunedì 21 dicembre 2009

Perché Linux?

Un padre di famiglia deve acquistare il pc per i bambini, perché per la scuola devono scrivere documenti e visionare cd rom. Allo stesso tempo, una coppia appena sposata (o convivente) vuole acquistare un pc per masterizzare cd e navigare su internet. Sia la famiglia che la coppia si ritrovano da Mediaworld, o alla Comet, o in qualsiasi altro superstore, per acquistare un desktop economico, mettiamo 399 euro, e una fondamentale suite office da 99 euro. Ah, dimenticavo l'attivazione dell'antivirus, mettiamo 30 euro all'anno.

Del sistema operativo a loro non glie ne frega proprio niente, prendono il pc così com'è sullo scaffale. Xp, Vista, 7, chi se ne frega, non sanno manco la differenza. Li conoscono giusto grazie alla pubblicità.

Se fossero andati in un negozietto di quelli piccoli, e avessero chiesto la stessa identica macchina con un sistema operativo come Ubuntu e programmi open source, avrebbero speso dai 100 ai 200 euro in meno. Pubblicherebbero documenti di ogni sorta e navigherebbero addirittura più sicuri (senza fare i conti con l'antivirus), senza dover installare nulla.

All'inizio del 2008, in un piccolo negozio di Ravenna, ho acquistato un pc Pentium dual core, 1 Gb di Ram, 160 Gb hard disk, scheda madre Asus, scheda video integrata, per un totale di 250 euro.

Si può fare. Ma pochi lo sanno.

Io non sono un informatico, non ci capisco un acca dal punto di vista tecnico, ma sono sicuro che anche molti di voi facciano fatica a capire la differenza tra un kernel e un altro. Magari, come me, manco sapete cos'è un kernel. E il file system? E lo spooler? E il preemptive multitasking? E allora perché regalare centinaia di euro a Microsoft e Apple se dei loro servizi non ve ne fate niente?

Ubuntu

Paolo Attivissimo

sabato 19 dicembre 2009

Ultime letture: Coe, Tabucchi

Coe J., La casa del sonno, 1997
Un critico cinematografico che non dorme da mesi va nella clinica di un famoso “dottore del sonno”, clinica che si trova proprio nello stabile dove quindici anni prima aveva fatto l'università. E qui, tra un ricordo e l'altro, riprende i contatti, volente o nolente, con i vecchi compagni di studio. Bellissimo romanzo intenso, riflessivo, malinconico, ricco di ironia e suspense, formato da diverse storie che si intrecciano tra loro, con capitoli pari dedicati al presente e capitoli dispari lasciati a flashback e ricordi. Efficace stratagemma che invoglia a non fermarsi mai. Epica la scena del “seminario” per medici.

Tabucchi A., La testa perduta di Damasceno Monteiro, Feltrinelli, 1997
In un bosco portoghese viene ritrovato un cadavere senza testa. Comincia così il thriller “atipico” di Tabucchi: atipico perchè l'indagine è scarsa, la vicenda è poco approfondita, l'adrenalina è versata col contagocce (basti pensare a tutto il tempo che il giornalista protagonista passa mangiando e visitando la città di Oporto anziché dedicarsi al caso, che considera praticamente mero lavoro). In realtà l'omicidio è un pretesto per parlare del Portogallo, delle prevaricazioni della Polizia, di filosofia del diritto e filosofia in generale: Mario Rossi, Freud, György Lukács, Lotman, Hans Kelsen, Holderlin, sono citati molti più letterati che presunti assassini. Splendido l'incipit.

Altre letture

giovedì 17 dicembre 2009

Il dolore mi fa una saga

by Paco Garroyo

L'altro giorno festeggiavo la vittoria al totocalcio tobaghese, e mi sono sbronzato. Capita. Ho sognato. Capita. Ho sognato che ero nel futuro, tra un centinaio di anni. Camminavo per le strade di Rio Claro, evitando scooter volanti e tram ai fotoni, quando ho visto un multisala d'essay. Fico, ho pensato, e mi sono diretto all'entrata del cinema Saffy.

Buongiorno, buonuomo, dico al bigliettaio, che cosa programmate?
Guardi, dice lui, questa settimana abbiamo i grandi classici: Sala 1 “Batman Calmo” (o “Batman 57”), Sala 2 “L'impero colpisce le vacanze sul Nilo” (o “Guerre Stellari -12”), Sala 3 “Il favoloso mondo di Indiana Jones” (o “Indiana Jones 17”), Sala 4 “L'era glaciale nella valle perduta” (o “Ice Age” 27).
Gesù! dico io.
Guardi, dice lui, io le consiglio vivamente Guerre Stellari, si ride di gusto grazie alle gags italiche, ma c'è anche un'attenta riflessione introspettiva sul Lato Oscuro, roba sociologica, roba forte.
No grazie, dico io, vada per l'uomo pipistrello, a pensarci è quello che m'incuriosisce di più. Compro il biglietto ed entro. Il cinema è come me lo ricordavo. Tranne che per le poltroncine volanti e un fortissimo odore di mucca congelata. Mi aggrappo a una poltroncina fluttuante nell'aria e aspetto che le luci si spengano. Dentro ci sono altre due persone.

Dunque: Batman ha la barba e gli occhiali da vista. Ha una figlia e una famiglia bellissima. Ma succede che la moglie, Zora la vampira, muore durante una lotta contro La Cosa. Da allora Batman, tutti i giorni, con costume e mantello, si siede in una panchina di fronte alla scuola della figlia, a Gotham, e aspetta. Trascura il lavoro, e il crimine imperversa. Tutti gli vanno a far visita, proprio su quella panchina, e con lui si sfogano. Robin ammette di essere gay. Due Facce gli parla di problemi finanziari. Alfred dà le dimissioni – che cazzo faccio a casa tutto il giorno da solo, si giustifica. Il Pinguino ammette il suo amore per Bridget Jones.

Non ce la faccio più, sbotto.
Ma che schifo, ma non c'è fantasia, ma è tutto già visto, dico agli altri due spettatori.
Che rispondono incazzati: shhhhhh.
Ma state guardando una minestra riscaldata, urlo io, nervoso.
Faccio per andarmene, mi dimentico di essere su una poltroncina volante, volo giù e poi buio.

Mi risveglio nel letto di un ospedale. L'infermiera si china su di me.
Buongiorno, dice l'infermiera, come andiamo, è stato in coma etilico, si sente meglio ora? Lei è stato in coma etilico, ha bevuto troppo, doveva vedere che spavento si sono presi i suoi amici, mi dice l'infermiera.
Dovrebbe vedere che spavento mi son preso io, le ho risposto, dimenticandomi che è in fase di pre produzione “Harry Potter e la Fabbrica di cioccolato”.

Scritto originariamente per Billy

lunedì 14 dicembre 2009

Ultime letture: Skàrmeta, Haddon, Chandler

Skàrmeta A., Non è successo niente, 1980
Essere un adolescente cileno a Milano. Nel 1973 Lucas, dopo il golpe di Pinochet, si trasferisce col padre attivista politico in Europa. Qui flirta con le compagne di classe, trova la sua prima vera ragazza, fa a botte con coetanei (ne manda uno all'ospedale), conosce altri ragazzi in esilio, ha una serie di avventure più o meno piacevoli in giro per il capoluogo lombardo. Ma soprattutto partecipa a cortei antifascisti e manifestazioni politiche a tutto busso, dove amici e nemici si ritrovano a cantare le canzoni degli Inti-Illimani. Non so (per motivi geo-anagrafici) se Milano nel 1973 fosse davvero così bella e “attiva” politicamente, ma oggi non lo è di sicuro. Nessuna città italiana, temo.

Chandler R., Il grande sonno, 1939
Humphrey Bogart – scusate – Philip Marlowe è un investigatore privato solitario, cupo, burbero ma allo stesso tempo ironico e spiritoso, che si ritrova a sbrogliare un complicatissimo caso che vede coinvolte le due figlie di un vecchio generale. Una storia di pornografia, bische clandestine e omicidi nella Los Angeles degli anni trenta. Un po' troppi personaggi e un po' troppi misteri risolti frettolosamente, per i miei gusti: ma è un giallo “pulp” del '39 che ha fatto storia (grazie al detective “hard boiled”). A rimanermi maggiormente impressi sono stati appunto la figura di Marlowe e lo stile colloquiale e realistico.

Haddon M., Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, 2003
L'inglese Mark Haddon si cala (benissimo) nella testa di Christopher, un quindicenne autistico (sindrome di Asperger) che una notte trova il cagnolino della vicina brutalmente ucciso. Questo fatto farà scattare in lui la voglia di indagare, nonostante il divieto del padre e il disinteresse generale degli abitanti del quartiere. Comincia così il suo particolare viaggio: particolare perchè lui non sopporta di essere toccato, odia il giallo e il marrone, non comprende le espressioni del viso umano, non sopporta che due alimenti diversi vengano in contatto, e per lui ogni cosa segue una logica matematica. E nonostante ciò il lettore riesce ad appassionarsi alla vicenda ed “entrare” nel personaggio: è questo il vero capolavoro.

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mercoledì 9 dicembre 2009

Il Ministero della Microsoft

Niente da fare. Il Governo (precisamente i ministri Brunetta e Gelmini) si è dimenticato ancora delle possibilità fornite dall'open source e ha "regalato" un pezzo di scuola pubblica alla Microsoft. L'azienda di Redmond, grazie all'accordo recentemente firmato (da quel che ho capito, a settembre) per tre anni si occuperà dello sviluppo di molti progetti informatici legati all'istruzione ("Piano del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca" e "Piano eGov2012").

Secondo Brunetta l'accordo è estremamente vantaggioso, dato che la Microsoft ha promesso (sottolineo promesso) computer e licenze gratuite per scuole e uffici pubblici. Quante? Non si sa. Ma è sicuro? No. Vi sembra ridicolo? A me tantissimo. Leggendo il protocollo anche un ragazzino di 10 anni che sa fare i calcoli si renderebbe conto che qualcosa non funziona. Perchè un Governo dovrebbe permettere ad un azienda di impossessarsi di migliaia di futuri consumatori in cambio di stupide e magari vane promesse? Se il Governo voleva licenze gratuite, bastava passare all'open source...

Ecco qui la lettera aperta dell' "Associazione per il software libero" al Governo. Spiega molto bene i miei stessi dubbi:
http://softwarelibero.it/brunetta

Qui invece c'è il protocollo in tutta la sua orripilanza: http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/scuola_digitale/protocollo_Brunetta_Gelmini.pdf

E qui una cosa che avevo scritto a proposito un po' di tempo fa: http://blog-garo.blogspot.com/2009/06/il-software-libero-e-di-sinistra.html

giovedì 3 dicembre 2009

Ultime letture: Tabucchi, Baricco

Baricco A., Emmaus, Feltrinelli, 2009
E Baricco ha scritto un altro romanzo che mi son letto tutto d'un fiato. In una notte. Oddio, storia un po' troppo semplice, forzatamente tragica, piena di riflessioni bibliche ed elucubrazioni sulle beatitudini evangeliche che ho fatto davvero fatica a capire (e magari non ho capito) da ateo e religiosamente ignorante quale sono. A me quello che piace di Baricco è come scrive. Come, con leggerezza, con tre battute, riesce a farti immaginare nuove situazioni da una parte, e riesce a far riaffiorare i ricordi dall'altra. Mi riconosco nei ragazzi – pensando assieme a loro ai miei sedici/diciassette anni, anche se avrei ben poco da spartire con la loro vita – e “faccio mia” la storia – anche se non ho mai visto una band parrocchiale, o un amico drogarsi davanti ai miei occhi, o una tale divisione tra famiglie normali e famiglie benestanti – come fosse la mia autobiografia. Mah, magia.

Tabucchi A., Requiem, 1991
Uno legge e pensa: ma è un sogno? Un'allucinazione? La sceneggiatura del più complesso film di Lynch? Il diario redatto da un pazzo portoghese rinchiuso in una clinica con un foglio e una penna? Una seduta di psicanalisi! Tutto, forse. Requiem è un viaggio, anzi una gita a Lisbona, dove il protagonista, in uno stato a metà tra coscienza e incoscienza e sudando per tutto il libro, incontra svariati personaggi – più o meno strani, più o meno vivi – che lo aiutano a fare il punto sulla propria esistenza. Andare a comprare una Polo al mercato e disquisire del famoso logo coccodrillo con una vecchia zingara per poi andare a pranzo col fantasma di un amico e farsi spiegare minuziosamente la ricetta del “sarraboulho à moda do douro” dalla cuoca. Ecco Requiem. Particolare, allucinato, delizioso.

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mercoledì 2 dicembre 2009

Colletta per Zigo Zago

Chi conosce già Zigo Zago, bene. Chi non lo conosce si vergogni e si aggiorni un po'. Zigo Zago è un personaggio incautamente inventato dal disegnatore per bambini Richard Scarry (1919-1994), da mettere tra le sue storie di animali tra i quali il gatto Sandrino (mi sembra fosse un gatto). Scarry probabilmente voleva creare un personaggio simpatico, felice e fresco, per attirare l'attenzione dei marmocchi. Ha creato un mostro.

Zigo Zago è un piccolo verme con un piede e un cappello sulla testa. Il dramma è che si crede una persona normale: fa tutte quelle cose che per gli altri sono banali, dal guidare una macchina al disegnare, ma per lui - menomato e sfortunato - diventano uno sforzo immane, una fatica pazzesca, una penosa agonia...



Guardatelo mentre cerca di allacciarsi l'unica scarpa che ha... non è tristissimo e angosciante?





Anche perchè lui sorride sempre: si direbbe felice, ma in realtà io penso che lui finga di essere felice, si sforzi di dimenticare la propria condizione di animale sfigato, povero e handicappato, e questo lo rende ai miei occhi ancora più triste. Ma guardatelo mentre cerca di sparecchiare un tavolo! Ma Cristo!


Non vi viene voglia di entrare nel disegno e dirgli:
"Zigo, per favore, lascia stare, ci penso io a mettere a posto, per piacere, vai fuori a giocare con i tuoi simili, ti prego..."
"Ma Francesco, devi andare a lavorare, hai fretta! Dai che metto a posto io!"
"No Zigo, cosa vuoi che sia il mio lavoro in confronto alla tua misera vita... non hai le mani! Hai un piede e sei senza mani! Cosa cazzo pulisci? Dai su, vai a divertirti..."

Propongo una colletta per Zigo Zago, per delle protesi. I soldi li raccolgo io.

venerdì 27 novembre 2009

Lungaggini e teste che scoppiano

L'altra sera vado alla festa de L'Unità di Tobago col mio amico Johnny Samsung (presidente dell'omonima azienda produttrice di frigoriferi touch screen, spremiagrumi bluetooth e affini) e chi ti vedo in pizzeria? Michael Mann seduto a un tavolo solo, isolato, che mangia.
Samsung, noto cagacazzi, non si trattiene e mi trascina di fronte al regista: “Toh, Mann! L'uomo per il quale dovrebbero inventare il viagra al contrario, vista la lungaggine dell'ultimo film. Lo hai visto Paco? E' riuscito a trasformare un poliziesco in un valium”.
Mann, attonito, fissa la sua pizza ai frutti di mare, poi alza lo sguardo su di me, poi si rivolge al mio amico in un tobaghese stentato: “Mio film essere lungo proporzionalmente a intelligenza di mio spettatore. Se per te troppo lungo, mi dispiaccio”.
“Per mille diavoli Johnny, ti ha proprio conciato per le feste!” dico al mio amico, divertito.
“Zitto, stupido crucco – risponde seccato lui - non cercare di imbambolarmi con i tuoi suffragi universali. La tua pellicola è inutilmente prolissa e superficialmente annacquata. Hai fatto un film di due ore e mezza solo perché va di moda. Perché non volevi essere a meno di Giuseppe Tornatore. Dì la verità”.
“Io non essere crucco. Thomas Mann essere crucco. Lei mi confonde”.
“Zitto, non interrompermi con le tue elucubrazioni. Piuttosto prendi esempio dall'americano Roland Emmerich. Anche lui fa film che durano una notte. Ma è una notte che passa in un lampo: esplodono pianeti, brillano palazzi, saltano macchine, scoppiano teste. Pum Pum Pum!”
“Pum!” urlo io che mi son fatto prendere.
“Esplosioni nei film essere proporzionali a idiozia di spettatore. Se per te va bene, mi dispiaccio” sentenzia Mann.
“Zitto, non distrarmi con le tue masturbazioni enunciazionali. Dicevo: serve adrenalina, emozione facile, suoni forti, rumori assordanti! Mica come le tue stupide pallottole! I milioni di proiettili sparati da distanze ravvicinate e che non vanno mai a segno! Serve velocità, sangue, morti tangibili, catastrofismo efficiente!”
“E pornografia!” dico io che mi son fatto prendere.
“La pallottola vagante è la migliore amica del uomo dopo fucile” prova a difendersi Mann, guardando scocciato le vongole sulla pizza ormai fredda.
“E tu Paco che ne dici?” mi fa Samsung.
“Io? Io non ho visto nessuno dei due film. Io ho una morosa. Non vado al cinema. La sera trombo, io”.
E tutto lo stand esplode in un'ovazione, mentre i vecchi pizzaioli intonano “Bandiera rossa”.

(Nella foto Reuters, Paco con Michael Mann e JJ Samsung)

Articolo originale su "Billy"

mercoledì 25 novembre 2009

Sfogliatevi Claude Serre

Quando avevo quattro o cinque anni e in tv davano l'orsetto Winni Pooh, che odiavo con tutto il cuore, io mi trastullavo sul divano col mio babbo guardando i fumetti del francese Claude Serre (morto nel '98 in un incidente stradale). Non che ci capissi molto: uomini spappolati mentre facevano sport, operazioni chirurgiche che finivano male, sangue, cervelli, ferite, incidenti. Non che ci capissi molto, ma mi spataccavo dalle risate.

Ieri sera mi sono riguardato, dopo vent'anni, quei volumi archiviati in cima a uno scaffale. Dopo una prima botta di malinconia, ricordando la mia fanciullezza, ho ricominciato a ridere. Stavolta ho capito molto di più degli impietosi e dissacranti disegni di Serre, dove i campioni dello sport sono disegnati come idioti, dove i vecchi decrepiti hanno più vitalità dei medici che pretendono di curarli, dove c'è un gruppo di poveri ragazzi scalzi che giocano con una lattina colorata da pallone da calcio. "Un grande dell'umorismo nero", leggo adesso su internet. Peccato che sia sconosciuto, nonostante le decine di libri pubblicati. Non ha manco una citazione sulla versione italiana di Wikipedia, mannaggia. A differenza di Winni Pooh.

Beh, con tutta la merdaccia che gira, secondo me Serre è da salvare. Andatevi a cercare i suoi volumi (mi sembra che siano editi da Rizzoli e costino pochi euro), e nel frattempo gustatevi le anteprime sul sito a lui dedicato:

www.serre-humour.com

lunedì 23 novembre 2009

"Teenage parties end in tears"


Eccomi mentre perdo tempo suonando la cover di "Teenage parties end in tears" dei My Awesome Mixtape con ukulele (do, mi-, sol, re-), kazoo e cembalo.

Il pezzo originale è nell'album "How could a village turn into a town" (42Records, 2009), che è davvero un gran bel ciddì. Completamente differente dal primo (al mio orecchio), più cupo, triste, introspettivo ma soprattutto pregno di violini e fiati e coretti in falsetto e bei bassi elettrici cattivi. Sìsìsì.

www.myawesomemixtape.it

sabato 14 novembre 2009

Ultime letture: Tabucchi, Scott, James

James H., Professor Fargo, 1874
Un vecchio e poverissimo scienziato è costretto a lavorare nello spettacolo itinerante del professor Fargo, un cialtrone esperto in trucchetti di magia e illusionismo. Insieme girano col carrozzone per le città del Nord America, senza grossa fortuna. Il vecchio odia Fargo con tutto se stesso, e un giorno, in un albergo di P***, trova il coraggio di dirglielo in faccia. Il professor Fargo, offeso, si vendicherà a suo modo... Breve romanzo dove paradossalmente, vista la storia, non si parla mai né di scienza né tanto meno di magia: Henry James utilizza la strana situazione esclusivamente per fare il ritratto psicologico dei due protagonisti, il vecchio e triste uomo onesto contro l'inquietante e furbo professore senza scrupoli.

Scott W., Il racconto dello specchio misterioso, 1828
Un nobile scozzese pieno di debiti scappa in guerra, lasciando sola la moglie. Questa, non ricevendo più notizie dal marito, visita con la sorella un misterioso mago italiano, che grazie a un particolare specchio è in grado di farle vedere quel che sta succedendo all'amato disperso... cosa che ovviamente la farà star male. Ambienti sinistri, prodigiose magie, antri oscuri rimandano alla letteratura gotica ma, per quel che mi riguarda, ci ho visto anche una grande critica alla società nobiliare, irresponsabile, profittatrice e senza vergogna, e al nuovo capitalismo, con filippiche nel preludio sui floridi campi e boschi distrutti per far posto all'edilizia selvaggia.

Tabucchi A., Sostiene Pereira, Feltrinelli, 1994
Nel 1938 in Spagna imperversa la guerra civile, e anche in Portogallo la situazione politica si fa pesante. Pereira è un vecchio giornalista di cultura, che per caso viene a conoscere due repubblicani giunti a Lisbona per reclutare volontari. Pereira non si interessa di politica e preferirebbe starne fuori, ma un po' mosso da compassione per i due ragazzi, che tratta come suoi figli, un po' per voler dare una svolta alla sua noiosa vita da vedovo, un po' perché (in fondo) antifascista, si farà coinvolgere poco a poco fino all'attacco finale al neonato regime attraverso il suo giornale. Splendido quanto particolare romanzo: quella che leggiamo è la deposizione, o confessione di Pereira, rilasciata a non si sa chi. Le parole “Sostiene Pereira” vengono ripetute in maniera assillante, eppure, anche con questa fredda e distaccata descrizione dei fatti (quasi come in un verbale), riusciamo ad affezionarci tantissimo al gentile, premuroso e infelice giornalista. Capolavoro da bere in un sol sorso.

Altre letture

sabato 7 novembre 2009

Ultime letture: Benni, Klapka Jerome, Moore


Benni S., Pane e tempesta, Feltrinelli, 2009
Dopo il capolavoro “La grammatica di Dio”, Benni torna con un'altra raccolta di storie, che questa volta hanno come filo il paese di Montelfo, sulle colline bolognesi. Qui si intrecciano le vicende del bar Sport, del nonno, degli gnomi, della piazza, dei ragazzi che giocano a biglie, del cane più intelligente del mondo eccetera, e mentre i protagonisti raccontano con malinconia i tempi andati, sullo sfondo le ruspe del progresso scavano e abbattono alberi del bosco per far posto a strade e centri commerciali (come già in “Saltatempo”). Per me è la conferma che, con la vecchiaia, a Stefano Benni piaccia sempre meno parlare di cose fantastiche e sempre più di morte, distruzione e di “bei vecchi tempi”, con amarissima ironia. Molto meglio il libro precedente.

Moore C., Il vangelo secondo Biff, Ellint, 2002
Un'idea affascinante (far raccontare la vita di Gesù da un suo stretto amico) per un libro irriverente (la storia di Gesù diventa un fantasy pieno di maghi, situazioni assurde, sesso) ricco di azione, suspense, nozioni bibliche e storiche, a tratti divertente e a tratti commovente. Peccato per la stesura, frettolosa e poco approfondita, zeppa di dialoghi o troppo lunghi o inconsistenti, spesso inutili o deleteri al fine della comprensione della situazione. Se si fosse preso più tempo Christopher Moore avrebbe sfiorato il colpaccio, invece rimangono tantissime buone idee mal riportate. E continuo a non aver capito che razza di nome sia, Biff...

Klapka Jerome J., Storie di fantasmi per il dopocena, pubblicato postumo nel 1985
Lo strepitoso Klapka Jerome continua a stupirmi sottolineando l'imbecillità umana con questo romanzetto sui fantasmi, ma soprattutto su chi li vede. Dopo una cena natalizia, i commensali cominciano a narrare le proprie esperienze con gli spiriti, come da tradizione; solo che c'è chi è ubriaco e fa confusione, chi non si ricorda un pezzo di storia, chi si confonde e chi viene sbugiardato dagli altri: le storie di paura e terrore diventano inconcludenti barzellette, trampolino sfruttato dal dissacrante Jerome per prendere in giro, con tanta autoironia, il popolo inglese e le sue tradizioni.

Altre letture

sabato 24 ottobre 2009

Linux night


Oggi è la festa del software libero. C'è ben poco da festeggiare, visto che nel nostro Paese solo l'1% dei proprietari di computer utilizza Ubuntu e affini. E infatti, come ogni anno, la festa si trasforma in un occasione per far conoscere ai più ignorantelli i sistemi operativi liberi.

Perchè è proprio un problema di scarsa conoscenza, questo. Mi spiego meglio.

Un padre di famiglia deve acquistare il pc per i bambini, perchè per la scuola devono scrivere documenti e visionare cd rom. Allo stesso tempo, una coppia appena sposata (o convivente) vuole acquistare un pc per masterizzare cd e navigare su internet. Sia la famiglia che la coppia si ritrovano da Mediaworld, o alla Comet, o in qualsiasi altro superstore, per acquistare un desktop economico, mettiamo 399 euro, e una fondamentale suite office da 99 euro. Ah, dimenticavo l'attivazione dell'antivirus, mettiamo 30 euro all'anno.

Del sistema operativo a loro non glie ne frega proprio niente, prendono il pc così com'è sullo scaffale. Xp, Vista, 7, chi se ne frega, non sanno manco la differenza.

Se fossero andati in un negozietto di quelli piccoli, e avessero chiesto la stessa identica macchina con un sistema operativo Linux e programmi open source, avrebbero speso 250 euro. Pubblicherebbero documenti .doc e navigherebbero addirittura più sicuri (senza fare i conti con l'antivirus), senza dover installare nulla.

Nel 2008, in un piccolo negozio di Ravenna, ho accquistato un pc Pentium dual core, 1 Gb di Ram, 160 Gb hard disk, scheda madre Asus, scheda video integrata, per un totale di 250 euro.

Si può fare. Ma pochi lo sanno.

Allora vi ricordo che stasera a Ravenna, allo Spartaco, c'è la Linux Night


ravenna24ore.it

martedì 13 ottobre 2009

Se all'estero gli "zingari" siamo noi

Ne parlavo proprio ieri col mio amico A., che era andato all'Oktoberfest in camper con altra gente. Il camper aveva una "fogna" che conteneva una decina di litri di liquami, e quindi doveva essere svuotata più volte al giorno (loro erano in sei). Ma siccome fermarsi in un'area di servizio attrezzata costa, i turisti generalmente preferiscono scaricare i liquami nei pressi di un parchetto o boschetto, sperando di non farsi beccare dalla polizia. Migliaia di persone che scaricano milioni di merde e pisciate in un parco pubblico. Per carità, meglio che l'amianto di cui è tappezzato il nostro paese...

Oggi leggo su "Repubblica" che gli abtanti di Barcellona hanno istituito un comitato "anti-turista", stufati dalle pisciate, dagli schiamazzi notturni, dagli atti vandalici dei visitatori poco disciplinati. Cioè inglesi e italiani. Vanno in giro con la maglietta con scritto "Hey Pavarotti" (leggi: italiano casinaro), hanno istituito un blog sul quale fare segnalazioni, ed evitano accuratamente i locali e le zone della città frequentate dai turisti. Perché "bevono, cantano e sporcano". Non fa riflettere?

Il blog "antiturista"
Repubblica

(Immagine presa da Repubblica.it)

venerdì 18 settembre 2009

Suono o son desto?


Finalmente ho ritirato fuori dal lard disk questo pezzo registrato circa un anno fa assieme a Federico Spadoni (violini). L'audio del video è davvero pessimo, bisognerebbe prendere le teste di quelli di Youtube e comprimerle in una pressa con gli stessi parametri che loro usano per gli mp3.

Per chi ha Facebook, QUI vedete il video con un audio leggermente migliore;
altrimenti scaricatevi l'mp3 (160 kbps) QUA.

Creative Commons License

giovedì 10 settembre 2009

In psicanalisi con Bukowski

"Qualche volta non si riusciva a riposare neppure quando si dormiva. Nell'ultimo sogno che avevo fatto ero disteso sotto un elefante, non riuscivo a muovermi e lui stava mollando uno degli stronzi più grandi che avete mai visto, stava proprio per cadere quando il mio gatto, Hamburger, mi aveva camminato sulla testa e mi ero svegliato. Se raccontate un sogno simile a uno strizzacervelli lui ne cava fuori qualcosa di terribile. Dato che lo pagate troppo, vuole assicurarsi che vi sentiate male. Vi dirà che lo stronzo è un pene e che voi ne avete paura o lo desiderate, qualche cavolata del genere. Quello che intende davvero è che lui ha paura del pene, o lo desidera".

(C. Bukowski, Pulp, Feltrinelli)

lunedì 7 settembre 2009

Gli arpeggi distorti di The Niro

THE NIRO
Boca Barranca (Ravenna), 04/09/2009
Ingresso libero
Spettacolare concerto, capace di tenermi con la bocca aperta per lo stupore e la gioia circa un'ora e mezza. Davide Combusti (aka The Niro, voce e chitarra acustica con overdrive) e i suoi due complici (Maurizio Mariani al basso e cori e Paolo Patrizi alla batteria) sul palchetto del Boca Barranca sembravano in dieci, tanto riempivano le canzoni. Loro sono stati perfetti (una vera sorpresa: io The Niro lo conoscevo pochissimo e non lo avevo mai visto dal vivo) e i suoni davvero all'altezza, non c'era nulla da invidiare al cd registrato in studio lo scorso anno.

Peccato per il pubblico, caldo come una notte di dicembre: tra i giovani quarantenni che continuavano a chiedersi quando il concerto sarebbe finito e le giovani quarantenni che sgallinavano come le ragazzine delle medie che parlano dei loro morosini, temevo che a un certo punto The Niro sbottasse come avevo visto fare a Moltheni e mandasse tutti a cagare. Invece è stato un gran signore, ed ha fatto pure il bis nonostante glie lo chiedessero due (due) persone.

Ma si potrà cantare così bene e contemporaneamente arpeggiare con tale destrezza? Per tutti i comuni mortali è umiliante...

(La foto è di Gerardina D'Errico, presa dalla rete. La prossima volta che vado ad un concerto senza macchina fotografica mi taglio una palla)

giovedì 27 agosto 2009

Floyd Machine, un "Dark side of the moon" tra perfezione e nervosismo

FLOYD MACHINE
Festa del PD Borgo Sisa (RA)
Entrata liberaDunque, non starò qui ad elencare le troppe qualità dei Floyd Machine da Forlì, una perfetta cover band dei Pink Floyd. Ottimi musicisti, bello spettacolo (con proiettore su telo rotondo, fuochi d'artificio e luci in quantità industriale), suoni strepitosi (penso che usino strumenti ed amplificatori originali degli anni '60 e '70, come le mitiche testate Hiwatt), due ore di concerto dove sono passati dalla suite Atom Hearth Mother ai pezzi degli anni '90 passando per Money e The Wall. Basso, due chitarre, batteria, tastiere, sassofonista, due coriste.

Ma, dicevo, non starò qui ad elencarne le qualità del concerto, bensì i (pochi) lati negativi.

1- I suoni della batteria. Non serve a nulla avere 18 piatti se poi il rullante somiglia a un peto. Faceva “prff”. Davvero, aveva più potenza il charleston.

2- Il ritmo. I Pink Floyd sono duri da mandar giù per due ore di fila, se poi ne rallentiamo le canzoni di 5 o 6 bpm su 80, lo sbadiglio è dietro l'angolo. A parte gli scherzi, alcune canzoni erano davvero troppo lente e perdevano tutto il loro fascino.

3- Le coriste. Che fossero brave posso intuirlo, ma i volumi erano troppo bassi per confermarlo. E poi, cavolo, non mi hanno fatto “The great gig in the sky”!

4- Alla fine dello spettacolo il muscoloso batterista Flavio ha preso il microfono e tirato le orecchie all'organizzazione della festa che gli ospitava:
“Non siamo Roberto Cappelletto e Cappelletti, non facciamo liscio e mazurka, e potevano metterci un po' di sedie e tavolini!”.
Ok, capito, ma potevi anche non offendere chi fa liscio, tra l'altro non ce n'è proprio motivo.
“Perchè noi siamo una band che ha ricevuto i complimenti di personaggi come Waters e Gilmour!”
Si, ok, siete bravi, abbiamo sentito.
“Noi che siamo venuti qua addirittura per la metà del cachet!”
Bene, bravi, fate arte per l'arte.
“Vorrà dire che il prossimo anno anziché venire a Borgo Sisa andremo a suonare solo in paesini minori come Firenze, Roma, Milano!”
30 anni fa i Genesis al completo vennero a suonare vicino a Faenza. A sentirli c'erano più o meno cinquanta persone, tra le quali mio babbo e suo zio. I Genesis fecero il loro splendido spettacolo,raccolsero i pochissimi applausi (in Inghilterra riempivano i teatri, poco più tardi avrebbero riempito gli stadi), ringraziarono e salutarono cordialmente. I Genesis.

Foto rubata a www.floydmachine.it

mercoledì 12 agosto 2009

L'incomunicabilità violenta degli Oneida

ONEIDA
Hana Bi (Marina di Ravenna), 11/08/2009
Entrata libera
Gli Oneida da Brooklin in un gremitissimo Hana bi (mai vista tanta gente lì) mi hanno messo in difficoltà. Voto "10 e lode" al batterista, un animale da tiro perfetto in tutto, voto "boh" agli altri, i due chitarristi e il tastierista. Il fatto che abbia dato tre "boh" dovrebbe lasciarvi intendere i problemi tecnici a cui sono andato incontro.

La band sperimental-psichedelic-alternative ieri sera ha optato per una scaletta fatta di pezzi cattivissimi con batteria potente e veloce, accompagnata da miagolii di chitarra elettrica effettata e schiribizzi di tastiera vintage con delay di tutti i tipi. Un casino infernale. A completare l'opera c'è riuscito il loro fonico, che ha scelto medi altissimi al di là di ogni mia immaginazione. Un casino infernale che si scontra con un muro di suono durissimo. E io ero nel mezzo dell'impatto. Hai voglia te a porgere l'orecchio per gustare le sfumature.

L'ultimo pezzo, 7/8 minuti di terremoto sincopato con i "musicisti" che urlavano nei microfoni "die die die die die die die die die die die", mi ha provato talmente che a metà mi son dovuto tappare le orecchie. Tutti pezzi alla "Each one teach one", per chi conosce gli Oneida. Ma purtroppo io ero andato lì per ascoltarmi "Lavender" o "Great navigators" dal vivo, non per essere investito da un camion a rimorchio di suoni...

(Grazie a Matteo per lo spunto per il titolo)

sabato 8 agosto 2009

Ammazza tutta la famiglia ma era un brav'uomo

C'è una curiosa pratica nel giornalismo di cronaca, soprattutto nel telegiornalismo. Quando uno ammazza moglie e figli i giornalisti vanno subito dai vicini che, immancabilmente, si dicono sconcertati: "Era un brav'uomo, era una splendida famiglia, non pensavamo che potesse succedere una cosa del genere, è davvero incredibile, erano persone a posto" eccetera.

A sentir loro, i killer sono più santi del Papa. Mai che uno dica: "Lui era uno stronzo e lei una zoccola, doveva succedere prima o poi". Oggi l'ennesima tragedia familiare. Nel varesotto una donna di 41 anni chiede la separazione dal marito 42enne. Hanno due figli, di 9 e 5 anni, una bella villetta e un buon lavoro nella ditta gestita dai parenti di lei. Lui ammazza moglie e figli con un coltello da cucina, poi si suicida chiudendosi in macchina col tubo di scappamento collegato all'abitacolo.

"Famiglia tranquilla" con la quale "si avevano buoni rapporti di vicinato, nessuno si aspettava una tragedia simile - dicono i vicini ai giornalisti di varese news. Figurati. Negli scatti dei fotografi un piccolo dettaglio: sul cancello di casa è apppeso un cartello con le scritte "Attenti al cane, al padrone e a tutta la famiglia" e i disegnini di un pitbull, di un coltello, di una pistola e di un fucile. Simpatico. Tranquillo. Chi avrebbe mai potuto pensare che dietro quel caro signore, quello stinco di santo, quel disponibile vicino si nascondesse una persona violenta? Chi?

giovedì 6 agosto 2009

E non dimenticate il punto esclarrogativo!

Oggi dovevo scrivere una roba e ci ho messo un "?!" in fondo, tipico stratagemma per unire tono di domanda a tono di sorpresa: "Cos'è un tubero?! Come cos'è un tubero?! E' un tubero!". In quell'istante mi sono ricordato della segnalazione, qualche tempo fa, del mio amico De: esiste il punto eslarrogativo (in inglese interrobang) fatto apposta per l'occasione, è nostro dovere non dimenticarlo.

Il punto eslarrogativo "‽" (copiatelo e incollatelo ovunque: ‽‽‽‽‽‽‽) fu inventato nel 1962 dal pubblicitario Martin K. Speckter, e malgrado ne sia poi stato creato il codice unicode (U+203D) nessuno l'ha mai preso seriamente e alcuni software non lo supportano nemmeno. Ma io ti sarò sempre vicino, caro punto esclarrogativo!

Wikipedia

martedì 4 agosto 2009

Ecco perché il Milan ha venduto Kakà, servivano i soldi per acquistare Vittorio Feltri


C'è crisi nel mondo dell'editoria. I pubblicisti guadagnano pochi euro per pezzo scritto, i giornalisti fanno fatica ad ottenere uno stipendio da operaio. Conosco personalmente un giornalista professionista del Resto del Carlino, con tesserino e decenni di esperienza, che prende intorno ai 600 euro al mese e per campare fa tante altre cose.

Non c'è crisi evidentemente a casa di Paolo Berlusconi, fratello del nostro amatissimo presidente del Consiglio, che ha voluto Vittorio Feltri a tutti i costi come direttore del suo quotidiano "Il Giornale". A tutti i costi vuol dire che Feltri guadagnerà, in toto, 18 milioni di euro per tutta la durata del contratto più una percentuale sulle vendite del giornale e sui tagli del personale (sì, più licenzia più guadagna. E' la stampa, bellezza).

Va beh, evidentemente i soldi li merita, come dimostra il suo curriculum.
Vittorio Feltri nasce a Bergamo il 25 giugno 1943. Collabora con il "Corriere della Sera" e con il "Foglio" di Giuliano Ferrara, prima di diventare direttore de "L'indipendente" (1992), "Il Giornale" (1994), "Il borghese" (1998), esperienze segnate da continui attacchi alla sinistra ed elogi a Silvio Berlusconi e il suo partito. Nel 2000 fonda "Libero". Qualche mese dopo viene espulso dall'Ordine dei giornalisti per aver violato il codice professionale: sbatte in prima pagina fotografie di bambini violentati da pedofili. Siccome siamo in Italia, tutti se ne catafottono e nel 2003 viene revocata la radiazione.

Il suo motto è "creare allarme e riprovazione sociale", come spiegò proprio in occasione della sua radiazione, e sarebbe davvero un buon giornalista se solo avesse un briciolo di coscienza e umanità.

lunedì 3 agosto 2009

Se l'iPod esplode e la mela comincia a puzzare


Scusatemi se il mio sembra accanimento. Qualche giorno fa criticavo la Apple per la sua politica industriale, oggi è uscita una notizia pazzesca, fonte Times.

A Liverpool, a una ragazzina di 11 anni esplode il nuovo iPod in mano. Letteralmente. Prima ha cominciato a fare rumori strani, poi ha fatto bum (come si vede nella foto). Nessun danno grave, solo tanto spavento. Il padre della ragazzina, Ken Stanborough, 47 anni, va nel negozio dove ha acquistato il lettore mp3 e spiega cosa è successo. Quelli del negozio (Argos) contattano la Apple, anche perché il signore vuole il rimborso (162 sterline).

Qualche giorno dopo a casa di mister Stanborough arriva una lettera firmata Apple; c'è scritto che l'azienda nega ogni responsabilità, ma eventualmente ci potrà essere il rimborso. Ps: gli Stanborough non devono dire niente a nessuno di questo fatto, sia dell'esplosione che della lettera, o la Apple avvierà azioni legali nei confronti della famiglia per la violazione dei termini di contratto circa il rimborso.

Il signor Stanborough prima si è cagato un po' addosso, da bravo essere umano minacciato da una delle aziende più ricche del globo, poi ha trovato il coraggio di denunciare l'accaduto. "Volevamo solo essere rimborsati - dice al giornalista - non avevamo neanche chiesto i danni; quello che è successo è assolutamente inquietante".

Infatti è davvero strano che la casa di Cupertino scagli i propri avvocati contro una sola inutile famiglia inglese. O forse no: il governo giapponese ha etichettato gli iPod Nano come prodotto pericoloso proprio perché l'anno scorso ne sono esplosi 14, mandando 2 persone all'ospedale per piccole ustioni. Altri casi di esplosione sono stati denunciati in America. Quindi il problema esiste, ma la Apple ritiene meno oneroso zittire chi lo denuncia piuttosto che risolverlo. Io continuo ad avere molti dubbi e per ora son felice di non avere, in casa, prodotti firmati con mele varie.

venerdì 31 luglio 2009

Se la mela diventa marcia


La fortuna della Microsoft è sempre stata anche il suo tallone d’Achille: ottenuta grazie a cartelli, accordi, partnership più o meno legali tra compagnie produttrici di software e hardware al fine di aumentare la distribuzione dei suoi sistemi operativi, è proprio per questo finita in tribunale un bel po’ di volte e si è inimicata moltissimi appassionati d’informatica. Insomma, i vari Windows non sono diventati così popolari perchè migliori di altri ma perchè, quando andavi a comprare un pc, per un motivo o per l’altro ce li ritrovavi già installati, senza possibilità di scelta. Di qui l’abitudine dei consumatori di utilizzare prodotti Microsoft anche quando non conviene.

Una buona parte degli appassionati d’informatica si è dedicata allora a Apple-Macintosh, il sistema ideologicamente e tecnicamente rivale. La Apple negli anni si è fatta pubblicità come azienda amica degli artisti (i musicisti usano Mac), dei creativi (i fotografi usano Mac), dei designers (i grafici usano Mac), del volontariato e dell’ambiente (qualcuno ricorda il banner di “Greenpeace” sul sito della Apple?), in contrapposizione alla “dittatura del denaro” di Bill Gates.

Poi, una volta fatta l’immagine, Apple ha deciso di fare i soldi. Nella stessa maniera in cui li ha fatti Microsoft: ammazzando (sul mercato) i rivali senza pietà e cercando di imporsi in tutti (tutti) i modi.

Qualche mese fa fece scalpore la notizia del blocco di iPodHash, il programma che permetteva di mettere la musica su apparecchi iPod tramite computer Linux. L’obiettivo era chiaro: fare in modo che chi usa un pc con sistema operativo open source non possa usare l’iPod. Per bloccare il software la Apple ha mandato i suoi avvocati dai programmatori e li ha minacciati di denunce (che non avrebbe mai potuto effettuare, in realtà), tutto questo per screditare l’open source: chiamasi fascismo. I programmatori indipendenti hanno ceduto alle minacce ed hanno smesso di lavorare ad iPodHash, ma fortunatamente la magistratura americana ha aperto un’inchiesta.

Poi una serie di fatti sempre di questo genere per vietare la circolazione di tante applicazioni per iPhone “scomode” perchè non controllate direttamente dall’App Store, il servizio da cui è possibile scaricare cianfrusaglie per il cellulare Apple. Tra queste, il programma per girare video Qik. Qik è un ottimo video maker, semplice e leggero, perfetto per i cellulari di ultima generazione e particolarmente funzionante su iPhone. Peccato non sia di proprietà della Apple che, visto che non ci guadagna un centesimo dalla sua diffusione, è riuscita ad impedirne l’installazione sui suoi prodotti.

Oggi è scoppiato il caso Google Voice, un’applicazione di Google per iPhone molto criticata dagli esperti del settore, ma che in ogni caso la Apple non avrebbe dovuto bloccare. Leggetevi l’articolo di Repubblica qui.

Insomma la casa di Cupertino si scaglia contro l’open source, contro le altre software houses, contro i servizi di telefonia che non gli sono simpatici, contro tutto ciò che non gli fa fare abbastanza soldi. Qui non sto parlando male dei suoi prodotti, dagli ottimi sistemi agli innovativi lettori mp3, ma della politica aziendale: quello che è Apple va con Apple (Final Cut, iPod), quello che non è Apple va distrutto. Amica dei creativi?

www.techcrunch.com

martedì 28 luglio 2009

"Prima o poi moriremo tutti urrà!" Dialogo sul tempo con Carlo Sini e Rocco Ronchi


Nell'ambito della rassegna cervese "Filosofia sotto le stelle" il filosofo Carlo Sini (classe 1933) e il suo allievo Rocco Ronchi (classe 1957) hanno discusso sui concetti di tempo ed eternità da Platone ad oggi. Dall'alto della mia completa ignoranza e gigantesca incompetenza filosofica, eccovi un sunto del dibattito spiegato come lo spiegherei alle mie nonne.

Noi abbiamo una concezione negativa del tempo. Il tempo è caducità, vecchiaia, cose che terminano, roba che si consuma, timore della fine, timore della morte. E abbiamo una concezione positiva dell'eternità: ti amerò per sempre, stai con me forever, vorrei che questo momento non finisse mai, "Di qui all'eternità". Fin qui tutto chiaro: morte contro perenne benessere.

Non so quali brutte cose siano capitate a Ronchi nella sua vita, sta di fatto che lo hanno convinto del contrario: il tempo è quella cosa che guarisce, fa dimenticare le disgrazie, mentre l'eternità è orribile, significa pena senza fine. Non a caso quando pensiamo all'Inferno ci rifacciamo alle attività spiacevoli senza fine a cui erano costretti i condannati di Dante. E poi le cose belle non sarebbero belle senza labilità: la vita è bella perché si sviluppa, i progetti sono interessanti perché hanno un fine (e quindi una fine), l'orizzonte è bello perché è orizzonte.

Provate a prendere un bel momento e moltiplicarlo all'infinito, e ve ne romperete le scatole in fretta.
Provate a prendere un brutto momento, e non vedrete l'ora che finisca.
Noi viviamo "il" tempo, non "nel" tempo, e non ne dobbiamo aver paura, ma sfruttarlo.

Chiaro? Se è tutto chiaro dimenticatelo pure, perché il tempo non esiste (hippy urrà per la psiche umana!). Come spiega Platone nel dialogo "Timeo" noi viviamo "momenti dell'eternità": il sole sorge tutti i giorni, la luna si mostra tutte le notti, la terra gira su se stessa e si rigira su se stessa, l'estate ritorna ogni anno, gli anni ricominciano ogni gennaio. In eterno. Il tempo, spiegano i due filosofi, è una stupida contingente invenzione umana, un "aiuto" che l'uomo si è creato per essere più organizzato quindi psicologicamente più stabile. Perciò smettiamola di parlare di tempo ed eternità, non ha senso. E io sono pienamente d'accordo: la prossima volta si va al cinema.

Insomma, il dialogo è stato interessante e i due interlocutori bravi, simpatici e disponibili, ma io sono scettico per natura, figuriamoci nei confronti di quelle discipline che faticano (sempre che ci riescano) a spiegare le proprie proposizioni, dalla filosofia alla psicologia passando per la strepitosa semantica strutturale di de Saussure (me la ricorderò per sempre come esempio di perdita di tempo, tanto per rimanere in tema).

"Lei che lavoro fa?"
"Io faccio il filosofo teoretico"
"Cavolo, avrà un sacco di tempo libero!"
"Il tempo non esiste, esistono solo momenti di eternità"
"Lo vede che ha un sacco di tempo libero?"


(Nella foto, Carlo Sini in montagna contempla l'Eterno)

sabato 25 luglio 2009

Sleepy Sun all'Hana Bi

SLEEPY SUN
Hana Bi (Marina di Ravenna), 23/07/2009
Entrata libera
Fondamentalmente nulla di nuovo. I californiani Sleepy Sun portano sul palco di un gremito Hana Bi un po’ di Black Angels, un tocco di Oneida, un pizzico di Motorpsycho e uno spruzzo di Grateful Dead: insomma, bei riffoni di basso supportati da una potente batteria e seguiti da due chitarre distorte piene di delay. Al tutto, già molto psichedelico, si aggiungono le splendide voci sporche e riverberate dei due cantanti, un ragazzo con i baffetti alla D’Artagnan (molto hippy) e una ragazza dotata di un ugola delicatissima e potente al tempo stesso.

Sul palco non si risparmiano, e tra un effetto Larsen e l’altro (i volumi erano un po’ troppo alti) un’ora e mezzo di concerto passa in un secondo. Suonano canzoni lunghe e varie (un po’ di progressive è d’obbligo, eh) che partono cattivissime per poi spegnersi lasciando la parola ai due coristi in simbiosi perfetta e riaccendersi in un vortice di suoni malati, onirici e a volte dannosi (ho già detto che i volumi erano un po’ troppo alti?).

Nulla di nuovo, ma proprio ben fatto.

Se poi ci mettiamo il fatto che, finito il concerto, i cinque (visibilmente ebbri) si sono buttati in pista per ballare in maniera scatenata e convulsa successi anni ’90 come “T’appartengo” dell’Ambra Angiolini o “Barbie Girl” degli Aqua otteniamo qualche punto in più. Bravi, modesti, spiritosi.

mercoledì 22 luglio 2009

Mastella vieni a pescare con noi

Dunque. Dunque dunque. Un parlamentare europeo guadagna 290 euro per ogni giornata di lavoro, più 5.700 euro netti al mese di stipendio, più 4 mila euro circa al mese per spese varie ed eventuali (un "bonus"), più rimborso spese (taxi, aerei, hotel), più 17 mila euro al mese per pagare i propri collaboratori (chi e quanti lo decide lui stesso).

Chi è quell'incredibile faccia da culo che oserebbe scatenare il finimondo perchè secondo lui questa è una paga da fame? Ma il mitico deputato del PDL Mastella, che dopo essere stato di centrosinistra con Prodi si è reso conto che si guadagna di più ad essere di centrodestra con Berlusconi ed è anche riuscito a farsi eleggere parlamentare alle scorse elezioni (e qui scatta l'applauso agli elettori).

Peccato però che non si fosse informato sulla "miseria" che guadagnano gli eurodeputati, e al primo stipendio si sia offeso e lo abbia detto ai giornalisti. Lo offenderei io, a morte però.

Repubblica

venerdì 17 luglio 2009

Le Fantastiche 4 salvano l'Umanità e affossano l'Università


Non ho ancora parlato sul blog del caso "Le fantastiche 4", la campagna pubblicitaria dell'Università di Bologna che ha scatenato le ire dell'inferno. Lo faccio adesso perchè, se non combatto la battaglia in prima fila, perlomeno la sostengo.

Punto della situazione: I Poli universitari romagnoli (Ravenna, Rimini, Forlì e Cesena, che fanno capo alla bolognese Alma Mater) affidano la propria campagna pubblicitaria cartellonistica ad una agenzia che per 40 mila euro piazza sui muri di mezz'Italia la foto di quattro gnocche con maglietta attillata e sguardo ammiccante che in teoria dovrebbero rappresentare i Poli in questione.

Il cattivo gusto è subito evidente, professori e studenti s'indignano e non la mandano a dire. Spiega la giurista Carla Faralli in Senato: "Al di là del fatto che è lesivo della dignità di genere, quello che è ancora più grave è il messaggio educativo che passa in un momento in cui le ragazze devono orientarsi nella scelta e hanno in testa l'idea: farò la velina, per poi fare la parlamentare. Non ho parole, sono indignata, così si colpisce l'immagine della nostra università e il lavoro di qualità che i colleghi e le colleghe stanno facendo".

Ma la cosa non finisce qui: alcuni studenti tra cui Cecilia Benzoni (ciao Ceci) scoprono che l'idea del messaggio è stata "rubata" niente popò di meno che a Noemi Letizia, salita in cattedra (tanto per rimanere in tema) negli ultimi mesi per il caso "papi": è stata lei a pubblicare per prima un video e alcune foto dove assieme a tre amiche posava appunto come "le fantastiche quattro" all'interno di un'aula scolastica.

Il vicesindaco ravennate Mingozzi (PRI), che assieme ad altre 15 persone (di cui tre donne) aveva dato il via libera alla campagna, prova a difendersi: "A nessuno è venuto il dubbio che fosse offensiva. Credevamo solo di dare una rappresentazione fumettistica delle facoltà romagnole". Sempre rimanendo a Ravenna, il consigliere del PD Bassi ha detto: "Con due lire si è fatta una campagna che ha portato l'università romagnola sulle primissime pagine dei due principali quotidiani nazionali. Ha anche provocato la reazione di Oliviero Toscani, di solito ci vogliono sei mesi per trovarlo, è l'equivalente di un investimento pubblicitario di 55 mila euro".

A Mingozzi rispondo: la campagna non è neanche tanto offensiva, è proprio stupida, al massimo offensiva nei confronti dell'intelligenza delle persone, non di qualcuno in particolare. E poi sono stati pagati i diritti d'autore a Noemi?
A Bassi rispondo: i "due soldi" sono stati 40 mila euro. Se fossero stati due soldi, si sarebbe fatta meno polemica, visto che due soldi è l'effettivo valore di questa campagna. Oliviero Toscani, per la cronaca, ha ritenuto l'immagine orribile e provinciale, soffermandosi sugli incredibilmente brutti mutandoni neri.

Io faccio due considerazioni. La foto sembra fatta da un orbo ed elaborata a Photoshop da un bambino di cinque anni: ombre messe a caso, scritte sulle maglie artificiali e plasticose che più non si può, ritaglio delle sagome eseguito con particolare incompetenza. 40 mila euro. Me cojoni. E poi la seconda riflessione: l'Università di Bologna produce come fossero piscio dai 200 ai 400 grafici pubblicitari all'anno, tra tutte le sue facoltà. C'era bisogno di regalare dei soldi ad un'agenzia esterna per realizzare questa roba? Promuovere, che ne so, un concorso interno per gli studenti universitari? Farla fare ad uno dei duecento professori di marketing? C'è qualcos'altro, sotto?

Guarda il video di Noemi e le fantastiche 4
Repubblica
RomagnaNoi (La Voce di Romagna)
Corriere di Bologna

giovedì 16 luglio 2009

Evvai, esportiamo merda anche noi!

Maurizio Nichetti prima lavora come sceneggiatore per Bruno Bozzetto (non so se rendo l'idea), poi conduce un programma in Rai con la Banda Osiris (non so se rendo l'idea), poi diventa regista, poi impazzisce. L'ultima fase è cominciata da qualche mese, io l'ho scoperto solo oggi grazie a Repubblica.

Il fatto è che Nichetti ha ideato un cartoon stile giapponese ma ambientato in Italia, e fin qui nulla di sbagliato. L'idea di fondo era creare un prodotto "globale" che potesse essere pubblicato anche all'estero, per ridare linfa vitale all'industria cartoonifera italiana. Tant'è che la serie originale è in inglese: la Rai dovrà farla doppiare. Niente di male.

Il primo dubbio sale però in fase di produzione: cartoon italiano, rivolto a tutto il mondo, realizzato in... Corea? Ma come! E i disegnatori italiani? Cos'è, si fa come la Fiat, che per risollevare l'industria italiana progetta una nuova macchina e la va a fare in Polonia rischiando la chiusura degli stabilimenti in madrepatria? Funziona proprio così il made in Italy? Vabbè.

Il secondo enorme dubbio riguarda il contenuto. Nichetti spiega ai giornalisti che i riferimenti principali sono "film come High school musical, serie come Hannah Montana, reality e talent show come X Factor e Amici. Uno dei punti centrali di Teen days (questo è il titolo dell'immonda cosa, ndr) è il rapporto tra i ragazzi e le rispettive famiglie, tutto dentro una scuola musicale come quella di Saranno famosi".

Ma dico, siamo impazziti? Ci siamo fottuti il cervello? C'era proprio bisogno di creare l'ennesimo mostro che insegni ai ragazzi che nella vita l'importante è partecipare a un talent show e vincere? Che al mondo non c'è nulla di più bello che farsi la guerra l'un con l'altro? Che bisogna essere famosi a tutti i costi? Pare di sì. "Una storia quindi che si rifà al filone studentesco - continua Nichetti - con relativi conflitti verso professori e genitori, problemi di studio, dinamiche tra amici, primi innamoramenti e amori".

Già, perchè i giovani d'oggi sono tartassati dai genitori e dai professori che cercano d'insegnare loro che c'è qualcosa di più dell'I-Phone, sono frenati da questa società vecchia e bacchettona che insiste nel dire che studiare a scuola e sviluppare una propria personalità sia meglio che comparire in tivù. Grazie Nichetti per averlo sottolineato: anche a te dedico una parte delle future Noemi e dei futuri Corona sparsi per l'Italia.


Una volta gli seneggiatori italiani producevano la mucca Alvaro, la tartaruga Gnappetta e West and Soda... mi viene da piangere.


Repubblica.it

sabato 11 luglio 2009

We are from Barcelona

I'M FROM BARCELONA
Hana Bi (Marina di Ravenna), 09/07/2009
Entrata libera

Una melodia elettronica s’insinua tra le dune di Marina. Ha appena finito di piovere, il cielo è plumbeo e l’atmosfera spettrale. L’inquietudine sale quando una figura spunta sul tetto dell’Hana-bi, attirando l’attenzione del numeroso pubblico stipato davanti al palco e sparso sulle dune. Alto circa un metro e settanta, ha due braccia e due gambe, ma non può essere un uomo: peserà più o meno trenta chili. E’ vestito tutto di nero, si muove come un fantasma. La befana? No, la befana è più in carne. Il famoso uomo nero? Macchè, non fa paura neanche alle mosche. Un alieno? Mah, il fisico è quello di ET, ma la testa è troppo piccola, ed è noto a tutti che gli alieni hanno la testa grossa. Un uomo-mantide? Un esperimento venuto male? Capitan Harlock colpito da anoressia?

Si muove. Mette un piede (una zampa?) su una spia posta sul tetto (L’Hana-bi è l’Hana-bi, si mettono le cose dove si può), impugna un microfono e comincia a cantare sulla nenia elettronica. Starà chiamando rinforzi? Il nostro pianeta è in pericolo? Pare di si: arrivano sul palco una serie di esseri nerd-indie-mutanti spaventosi: La corista con gli occhiali da vista più grandi della sua faccia, la corista con il vestitino bianco della prima comunione, il corista con la maglietta della salute rossa, il corista con la berretta in testa, la corista (ma quanti sono?) gnappetta col microfono che non funziona eccetera eccetera (non sono riuscito a contarli tutti, ero troppo impaurito).

Cominciano a cantare tutti ensemble, guidati da un panzone con i capelli alla Hitler che smanetta sul sintetizzatore. Provo a scappare, ma un’orda di fans saltellanti mi blocca. Allora ascolto. Non è male, probabilmente i quindici elettro-folk-happy-hippie si annullano a vicenda lasciando che il marasma provocato dai loro microfoni fischianti si risolva in una serie di canzoncine orecchiabili e ballabili. Sì, sì sì, bello, mi muovo anch’io.

Nel frattempo l’Essere è sceso dal tetto e si è andato ad unire agli altri, formando una massa di corpi sudanti che si agita e lascia intravedere un paio di chitarre e il basso. Ce n’è anche uno seduto per terra, sì, si vedono i capelli ma non si capisce che cacchio faccia la sotto. Occhio a non calpestarlo! Saltano tutti, tra un po’ salta anche il locale. Le dune crollano.

Un trombettista (e questo da dove scappa fuori?) scaraventa a terra il suo strumento, si rivolge al pubblico e gesticola. Un balletto probabilmente. Imita la costruzione di una casa. Tutto il pubblico imita la costruzione di una casa, ridendo e saltellando. Io ho paura.

Poi silenzio. L’Essere intona una marcia funebre e ci invita a seguirlo. E’ proprio una marcia funebre. Lo seguiamo. L’Essere attraversa la spiaggia con dietro cento persone che intonano una marcia funebre. Vista da fuori la cosa deve essere ancora più inquietante. Giunto in prossimità dell’acqua, l’Essere si lancia in mare vestito, sempre cantando là là là. Incita i suoi adepti a seguirlo. Qualcuno, stufo di vivere, decide di farsi venire una polmonite e si tuffa, cantando là là là. Bello.

mercoledì 8 luglio 2009

Delivery Status Notification: Possa tu schiattare

Delivery Status Notification: The following recipients of your message have been processed by the mail server:
hairottolepalle@vaallinferno.it; Relayed

Se come me non sopportate i favolosi messaggini che a volte seguono l'invio delle e-mail, se non altro perchè non si capisce nulla di quello che è successo e non sapete se la mail è arrivata, in sospeso, non arrivata etc., potrete sentirvi sollevati leggendo questa bella guida

martedì 7 luglio 2009

Blue ukulele



Qualche giorno fa ho sentito alla radio questo vecchio pezzo schifo-dance, in auge quando io facevo le scuole medie e che mio malgrado mi ha accompagnato per quasi tutta l'adolescenza (mio malgrado perchè io a 12 anni ascoltavo Marilyn Manson, Korn, Subsonica e Nirvana, con brevi escursioni nel mondo popposo delle All Saints solo ed esclusivamente perchè erano gnocche).

Allora ho deciso di dedicare agli Eiffel 65, che fortunatamente si sono estinti presto, una cover all'ukulele. Il mio inglese elementare e la mia parlantina sgaffa (mi mangio le parole) fanno si che si capisca poco il contenuto di questo pezzo d'evasione (più evasione di così), e allora ve ne riporto una sommaria traduzione. Non è uno scherzo.

Ascolta, questa è la storia di un ragazzo che vive in un mondo blu, e tutto quello che vede tutti i giorni e tutte le notti è semplicemente blu, come lui, dentro e fuori.
La sua casa è blu con una finestra blu, e la sua corvette è blu e tutto per lui è blu, lui stesso e la gente attorno, perchè non ha nessuno da sentire.

Io sono blu, dabudì dabudà.

Ho una casa blu con una finestra blu, blu è il colore dei miei vestiti,

blu sono le strade, e anche gli alberi, è ho una ragazza molto blu.
Blu è la gente attorno a me, blu è la mia corvette parcheggiata fuori,

blu sono le parole, e io sono uno che dice quel che pensa,

blu sono i sentimenti che vivono in me.

Io sono blu, dabudì dabudà.


Potremmo analizzare semioticamente quest'opera, partendo dal débrayage enunciazionale iniziale che si risolve in un embrayage quando nella strofa (la parte prima è un'introduzione) a prendere il microfono in mano è proprio il Soggetto che racconta in prima persona il suo Percorso Narrativo. O forse, più semplicemente, il testo è stato fatto a cazzo.

sabato 4 luglio 2009

Monkey Island 5 (e ho detto tutto)


Quelli della TellTale sono pazzi: se ne escono una bel mattino, dopo che per anni il popolo di giocatori nullafacenti ha atteso con ansia il nuovo capitolo, dicendo “Ciao ragazzi, come va? Ma che fottutissimo caldo che è oggi. Eh, non ci sono più le mezze stagioni. Ma l’avete vista la partita, ieri? Che schifo, e questi giocatori guadagnano anche dei soldi. Ah, oh, tra una paio di settimane esce The Tales of Monkey Island”.

LA BUONA NOTIZIA: l’uscita ufficiale è prevista per il 7 luglio, quindi ormai non si possono più tirare indietro. Inoltre il cast di produttori fa venire la pelle d’oca! Ritroviamo infatti insieme, dopo vent’anni (cazzarola), Dave Grossmann, Joe Pinney, Daniel Herrera e Ron Gilbert, ovvero gli ideatori della saga e gli autori dei primi due episodi! Ma non solo, ad aiutarli ci pensano buona parte dei creatori di Sam & Max, Loom e Grim Fandango... Insomma, tutte buone notizie per chi come me temeva che il progetto fosse nelle mani della LucasArts, che negli ultimi anni si è dedicata solo ad action game e schifezze basate sulla saga di “Guerre Stellari”. Invece la Lucas ci ha messo solo i diritti, a produrre è stata la splendida TellTale.

LA CATTIVA NOTIZIA: il gioco esce tra qualche giorno, ma solo in inglese! Per quanto riguarda la versione italiana, è mistero. Il sito Multiplayer indica come data dicembre 2009 (plausibile, è tempo di regali di Natale), ma i dubbi sono tanti. Ad esempio, manca ancora un distributore (Activision? Dio solo sa quanto tempo ci si mette per queste cose), e non leggo da nessuna parte di interpreti impegnati nel doppiaggio.

Non commento il 3D (io sono innamorato della splendida grafica 2D di Monkey Island 3), ma spero vivamente che il cervello dei programmatori e degli sceneggiatori, in questi lunghi anni di nullafacenza (o quasi), non si sia cotto. Se viene fuori una schifezza come l’ultimo episodio, sono morti. Caratteristiche minime del pc: cpu da 2.0 GHz, 512 MB di ram, scheda video da 64 MB che regga la DirectX 9.0: la grafica non dovrebbe essere spettacolare. Guardatevi il video

Ultima considerazione: il primo Monkey Island è uscito nel 1990, vent’anni fa... Questa frase non vi mette tristezza o ansia?


www.telltalegames.com

mercoledì 1 luglio 2009

Calciomercato


Con grande sorpresa i Nine Inch Nails acquistano a titolo definitivo il bassista Justin Meldal-Johnson, il quale ha rotto definitivamente i rapporti con la sua ex squadra capitanata da Beck. Ma sono sempre i Nine Inch Nails del presidente Reznor a tenere vivo il mercato con un altro colpaccio: arriva infatti il giovane promettente Ilan Rubin alla batteria (classe 1988), sostituendo Josh Freese che si è rifiutato di rinnovare il contratto. Rubin in passato ha giocato con Lostprophets e The New Regime.

Anche Alessandro Contini ha abbandonato la formazione di Reznor, e ora la fascia di tastierista dovrebbe passare a Robin Finck, stella della squadra da anni e beniamino dei tifosi. Per festeggiare Finck ha promesso che, durante le performance, non si travestirà mai più da idiota.

Voci di corridoio non confermate dicono anche che il presidente Reznor sarebbe interessato ad ingaggiare in comproprietà Troy Van Leeuwen, ex A Perfect Circle ora appartenente ai Queens of the stone age. Qui Van Leeuwen dovrebbe giocare nel ruolo a lui caro di chitarrista, mentre nella formazione capitanata da Josh Homme negli ultimi tempi troppo spesso è stato schierato come bassista. Ma l'operazione non entusiasma le tifoserie delle due squadre. Per Nuccio Raymond, capo ultras dei Nine Inch Nails, "Ormai neanche noi tifosi sappiamo chi gioca o chi non gioca nella nostra squadra, è avvilente". Ancora più significativa la risposta del più famoso tifoso dei Queens, Paolo Marrone: "Eh? Troy van che? Scusi ma lei chi è?"

Continua a destare curiosità la situazione di Paz Lenchantin: la bellissima bassista non cambia club da ormai più di un anno, cosa insolita per una professionista come lei. Rimane infatti titolare della formazione Entrance Band, dopo aver lavorato negli A Perfect Circle, negli Zwan, nei The Chelsea e nei PapaM ed aver giocato innumerevoli amichevoli con Queens of the stone age, Melissa Auf der Maur, Kaura, Jarboe, Trust Company e molti altri. Sarà per la crisi?

Ma restiamo in tema di bassisti, evidentemente il ruolo più difficile nello sport moderno: con grande stupore dell'intera umanità (e mio grande dispiacere) Jeordie Osborne White, una volta terminato il contratto che lo legava ai Nine Inch Nails e chiesta la rescissione agli A Perfect Circle, è tornato ufficialmente a fare il cretino con i Marilyn Manson, dove verrà schierato bassista titolare durante i live e arrangiatore turnover per quanto riguarda la creazione dei pezzi. Sulla maglia scriverà ovviamente il suo famoso soprannome "Twiggy Ramirez", in onore del simpatico serial killer satanista Richard Ramirez. Ripeto, sarà colpa della crisi?

(Nella foto, la formazione dei Nine Inch Nails della prossima stagione)

giovedì 25 giugno 2009

Insisto.



Insisto perchè la gente capisca che l’utilizzo di software proprietari costa alla collettività come mille ponti sullo stretto. Insisto perchè la gente comprenda che nell’amministrazione pubblica (scuole, uffici pubblici) ogni computer può arrivare a costare 100 euro all’anno. Per scriverci un documento e controllare le e-mail, mica per farci gli effetti speciali di un film.

Insisto perchè se è vero che la Provincia di Bolzano (che è grande come uno sputo) risparmia oltre un milione di euro all’anno da quando è passata a Open Office, immaginatevi cosa potrebbe accadere se tutte le Province italiane lo facessero. E poi tutti i Comuni, e poi tutte le Regioni. Immaginatevi se passassero anche a Linux, oltre che a Open Office.

Insisto perchè ormai i programmi open source sono affidabili quasi come i proprietari, solo meno famosi. Certo, in un’Italia dove i ricercatori non arrivano alla fine del mese e Corona fa i milioni, si capisce come la gente preferisca l’apparenza alla praticità. Ma io insisto, mi sentirei una merda a non farlo.

I Comuni per sopravvivere tassano e fanno multe sempre più spesso, mentre potrebbero guadagnare un capitale nell’arco di una giornata passando all’open source. Insisto perchè l’ignoranza ci penalizza tutti.


(Che mondo sarebbe senza Report?)

martedì 23 giugno 2009

La signora Fleccer in: "Bevande"

Era una mattina uggiosa e fredda. Una tipica mattina autunnale di Londra. La signora Fleccer si recò in Rue de la Métaphisique, dove era stato commesso un terribile delitto. Passò sotto i sigilli della Polizia ed entrò nell'appartamento. L'appartamento era piccolo ma grazioso, e il salotto era arredato con arazzi, oggetti orientali ed eleganti tappeti: sembrava la casa di un sultano arabo. Sul tappeto persiano c'era un corpo umano con una teiera di porcellana al posto della testa. L'uomo aveva un elegante vestito gessato e una camicia bianca, aperta sul petto.
“Lo hanno decapitato e poi gli hanno incollato una teiera con l'attack alla base del collo”
La signora Fleccer si voltò di scatto. A parlare era stato il Commissario Paracarri. Lui le appoggiò una mano sulla spalla.
“E' una cosa orribile...”
“Già, signora Fleccer, orribile e disumana, davvero.”
Accanto al corpo c'erano tracce di sangue, ormai raggrumato, e tracce più scure. Chiazze sparse, nessun altro indizio.
“Uhm, Commissario, dov'è la cucina?” chiese la signora Fleccer.
“Prego, l'accompagno” rispose gentile il Commissario, e mettendole una mano sul fianco l'accompagnò verso una porta aperta.

In cucina c'erano cinque poliziotti armati di guanti e luci intenti a prendere impronte e cercare tracce. La stanza era abbastanza in ordine, eccezion fatta per alcune vettovaglie sul tavolo e a fianco del lavello. Sul pavimento, nessun segno.
“Il colpevole è in questa stanza!” Urlò ad un certo punto la signora Fleccer. I poliziotti e il Commissario Paracarri si voltarono verso di lei e la guardarono attoniti e a bocca aperta.
“Già, proprio così, in questa stanza!” disse ancora guardando il tavolo da pranzo.
I poliziotti e il Commissario guardarono il tavolo, occhi sgranati e increduli. Sul tavolo erano appoggiate una tovaglia piegata e fresca di bucato, tre piatti fondi e puliti impilati uno sopra l'altro, e una vecchia caffettiera di metallo.
“L'assassino è la caffettiera!” Urlò la signora Fleccer, e i poliziotti tornarono a guardarla davvero contraddetti.
Attimi di silenzio. Il Commissario, guardando misericordioso la Fleccer, le stava per mettere una mano sulla spalla quando lei sorrise.
“Smettila di fingere, caffettiera!”.
Ma la moka se ne stava lì, immobile, fredda, come solo una moka sa fare.
Altri attimi di silenzio. In sottofondo, i flash dei fotografi in salotto. Sul tavolo, una piccola chiazza rossa più chiara e una più scura.
“E va bene, mi hai scoperto vecchia baldracca!” urlò improvvisamente la caffettiera, tanto che i poliziotti fecero un salto di spavento. “Si si si, sono stata io! Siate tutti maledetti! Non ce la facevo più! Ci siamo sempre amati io e lui, facevamo il caffè con passione ovunque, in cucina, sul divano, in bagno! Sempre insieme per venti lunghi anni! Poi è arrivata quella stronza della Maria JulesPainter che gli ha regalato una confezione di thè ai frutti rossi per Natale! E per me è stata la fine!”
La signora Fleccer guardava la povera moka con compassione.
“Ha cominciato a fare il thè con la teiera, non finiva più! Thè al mattino, thè alle cinque, thè alla sera! Stupidi frutti rossi! E io nel cassetto ad arrugginire, a vedere sprecati i migliori anni della mia vita con cuore infranto! Volevano stare insieme? E adesso ci staranno per sempre, quello stronzo e quella troia della teiera! Ahahahahah!”
La caffettiera si mise a ridere, come fosse posseduta. I poliziotti la bloccarono.

Dieci minuti dopo la signora Fleccer guardava fuori dalla finestra della cucina. Sulla strada due agenti stavano trascinando la caffettiera verso una macchina della Polizia. La moka ora piangeva disperata. Le nuvole si erano fatte ancora più cupe.
“Sei la numero uno, signora Fleccer!” le disse lo spremiagrumi al suo fianco facendole l'occhiolino.


sabato 20 giugno 2009

No, No, Sì

Mi ci è voluto un po’ per capire di che cosa trattasse il referendum del 21 giugno. Tuttora ho molti dubbi, ma dato che non mi asterrei manco con un fucile puntato addosso (scenario non così fantasioso, visto l’andazzo) ho optato per il no, no, sì. Cioè, molto in sintesi:


I quesiti 1 e 2 propongono di annullare il premio di maggioranza anche agli alleati della coalizione. Ovvero: oggi come oggi il partito più importante è il Pdl, e siccome il Pdl è alleato con la Lega la Lega ha gli stessi benefici (nel senso che alle elezioni ottiene un numero variabile in più di seggi, perchè con questo sistema, definito dal suo creatore Calderoli una "porcata", chi vince prende più seggi a prescindere dal numero di elettori).

Questo fa si che la Lega, che alle ultime elezioni ha ottenuto circa il 10% (non è mica poi così tanto), tenga sotto controllo tutto il Governo: se domani Bossi se ne andasse, il Governo Berlusconi crollerebbe. Da qui i numerosi favori concessi alla Lega dai politici del Pdl per tenerli buoni.

Se invece domani e domenica vincessero i “sì”, il premio di maggioranza andrebbe solo alla principale lista politica eletta e non agli alleati: la Lega (come l’Italia dei Valori) avrebbe molto meno peso politico, garantendo una maggiore governabilità.


E allora perchè voto “no”? Fondamentalmente perchè né Pdl né PD stanno, a mio parere, facendo un buon lavoro: il partito di Berlusconi è un’azienda che si regge su mignotte e malaffari, cosa che urta alquanto la mia sensibilità, senza considerare che Berlusconi è in politica da vent’anni e in vent’anni ha fatto solo dei disastri dimostrando in ogni caso di non essere un buon politico. Dall’altra parte, il PD è alla deriva e non è certo in grado di governare da solo l’intero Paese (non lo penso solo io, viste le ultime elezioni). Quindi perchè garantire loro il premio di maggioranza?


Poi la Lega, per quanto partito ignorante per eccellenza, ha sempre più votanti dalla sua, mentre l’Italia dei Valori sta facendo un buon lavoro di opposizione (essere giustizialisti non è un peccato mortale, a differenza di quanto si sente detto in giro): penalizzarli per legge per poi vedermi ministro la Brambilla non mi sembra proprio un successone.


Qualcuno potrà dirmi: “Ma se vincono i ci sarà una svolta! Il bipartitismo all’americana, alla spagnola! Maggiore governabilità!” A costoro ricordo che non siamo né in America (dove pure hanno i loro grossi problemi) né in Spagna: siamo in Italia, Paese che tra Obama e Valeria Marini alle urne voterebbe in massa la seconda. Governabilità? Non siamo pronti, ancora no.


Poi il terzo quesito, questo è facile. Votare “sì” vuol dire impedire una brutta abitudine particolarmente abusata: quella di singoli soggetti, solitamente i leader di partito, di presentarsi in più circoscrizioni per far letteralmente man bassa di voti. In pratica: mister X si presenta in più circoscrizioni, e visto che è famoso viene eletto in 6; siccome non è ancora possibile clonare la gente il suo partito deciderà chi viene eletto in Parlamento al suo posto. Con la vittoria dei sì verrà insomma assestato un duro colpo alla nomina dei parlamentari da parte delle Segreterie di partito.


Mi raccomando, andate a votare. Siete per il no? Siete per il sì? Cazzi vostri. L’importante è che andiate a votare: è il vostro diritto, ed è tanto prezioso quanto il vostro cervello.